Perché il tuo cane non risponde più ai comandi? Le cause più comuni e come correggerle

Ti è mai capitato di pensare, mentre lo chiami al parco per la quinta volta, “ma perché il mio cane non risponde più ai comandi”? In quel momento sembra sparito tutto ciò che a casa funzionava alla perfezione. E la verità, quasi sempre, è liberatoria: non è “testardo”, è semplicemente immerso in un mondo più interessante, o ha imparato associazioni che noi non volevamo insegnare.

Prima di tutto: sta davvero “disobbedendo”?

Molti cani non smettono di ascoltare, smettono di capire cosa conviene fare. Se un comando porta a una conseguenza poco piacevole, o se nell’ambiente c’è qualcosa di più gratificante, la scelta diventa ovvia.

Pensa al richiamo come a un patto: “Se vieni da me, succede qualcosa di buono”. Quando questo patto si rompe, il comportamento si sfilaccia.

1) Troppe distrazioni, troppo presto

Fuori casa è un’esplosione di odori, cani, persone, rumori. È normale che il tuo “vieni” perda volume rispetto a tutto il resto.

Cosa funziona davvero:

  • Riparti in casa o in un luogo tranquillo, poi aumenta gradualmente distrazioni, distanza e durata.
  • Usa una lunghina o un guinzaglio lungo, non come punizione ma come “corrimano” di sicurezza mentre impara.
  • Fai sessioni brevissime, 2 o 3 minuti, più volte.

2) Il richiamo che significa “fine del divertimento”

Se lo chiami solo per rimettere il guinzaglio, andare via, interrompere un gioco, fare il bagno o sgridarlo, hai creato un collegamento perfetto: “Se torno, finisce tutto”.

Piccole mosse che cambiano tutto:

  • Ogni tanto chiamalo, premialo, e poi dagli il “via” per tornare a giocare.
  • Mai rimproverarlo quando arriva, anche se ci ha messo una vita. Se lo punisci nel momento in cui torna, stai punendo proprio il ritorno.

3) Comandi ripetuti a caso e insegnati “solo in salotto”

Ripetere “vieni, vieni, vieni” mentre lui non viene è come insegnargli che quella parola è un rumore di sottofondo. Inoltre, molti cani obbediscono in casa perché lì il comando è stato “generalizzato” poco.

Come correggere:

  • Scegli una parola unica, breve e sempre identica, usata da tutti.
  • Chiama una sola volta, poi aiutalo a riuscire, avvicinandoti o usando la lunghina.
  • Premia appena arriva da te, con timing preciso. Qui entra in gioco il condizionamento: l’associazione si costruisce con ripetizioni coerenti e conseguenze positive.

4) Il corpo dice una cosa, la voce un’altra

Questo è uno degli errori più “invisibili”. Se lo chiami restando rigido, o avanzando verso di lui, il cane può percepirlo come pressione e scegliere di allontanarsi.

Prova così:

  • Abbassati leggermente, piega le ginocchia, apri le braccia.
  • Fai qualche passo all’indietro, come se lo invitassi a seguirti.
  • Usa un tono allegro e leggero, non “da richiamo militare”.

5) Motivazione: da te deve valerne la pena

Se tornare da te significa solo carezze distratte, mentre a cinque metri ci sono corse e odori, la scelta è matematica.

Ricostruisci valore con rinforzi forti:

  • Bocconcini molto graditi, diversi da quelli “normali”.
  • Gioco preferito, tira e molla, pallina, quello che lo accende.
  • Lodi vere, energia, presenza.

All’inizio, ricompensa praticamente ogni richiamo riuscito.

6) Paura, ansia o esperienze negative

Basta poco: un afferrarlo bruscamente, uno strattono, una sgridata “perché mi hai fatto aspettare”. Alcuni cani iniziano a evitare il rientro, non la voce.

La regola d’oro:

  • Quando arriva, succede sempre qualcosa di positivo.
  • Se sei arrabbiato, respira, aggancia il guinzaglio in silenzio, e riparti da esercizi più facili.

7) E se fosse salute?

Se il cambio è improvviso, soprattutto in un cane anziano, considera udito, vista o dolore. Un controllo veterinario è una scelta prudente, non allarmista.

8) Coerenza in famiglia: una sola lingua

Se uno dice “vieni”, un altro “qui”, un altro ancora lo chiama e poi lo ignora, il cane riceve messaggi confusi.

Accordo pratico:

  • Stesse parole, stesse regole.
  • Ciò che è vietato lo è sempre, non “quando ho tempo”.

Un piano semplice per ripartire (senza stress)

  1. Ambiente facile, lunghina, premio top.
  2. Richiamo una volta sola, postura invitante.
  3. Premio, poi spesso “libero” per tornare a esplorare.
  4. Aumenta le difficoltà a piccoli scalini.

Il punto finale, quello che cambia lo sguardo: il tuo cane non sta sfidandoti, sta rispondendo a ciò che ha imparato. E la buona notizia è che si può reimparare, insieme, con chiarezza, coerenza e un richiamo che torni a essere la cosa migliore della giornata.

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