Taylor Fritz, l’ascesa: ranking, successi e il segreto tecnico (anche di famiglia)

Ci sono carriere che sembrano esplodere all’improvviso, ma quando le guardi da vicino scopri una trama fitta di dettagli, scelte tecniche, abitudini quotidiane e, sì, anche un po’ di “famiglia” dietro le quinte. L’ascesa di Taylor Fritz è proprio così: rapida in apparenza, costruita mattone dopo mattone nella realtà.

Da Rancho Santa Fe al centro del mondo

Taylor Fritz, nato il 28 ottobre 1997 in California, non è arrivato al grande tennis per caso. Crescere in una casa dove il tennis era lingua madre cambia tutto: tuo padre sa cosa significa allenare, tua madre (Kathy May) ha vissuto il circuito ad altissimo livello, e perfino lo zio ha respirato quell’ambiente. Risultato? Quando Fritz entra in campo, si percepisce una cosa rara: l’idea che ogni colpo abbia un motivo, non solo potenza.

E questa solidità lo ha portato fino alla 4ª posizione del ranking ATP nel novembre 2024, un traguardo che non “capita”, si costruisce.

Le tappe che hanno acceso la miccia

Il suo percorso verso il professionismo è stato un mix di precocità e coraggio. Nel 2015 passa tra i grandi e lascia subito segnali forti: due Challenger vinti consecutivamente prima dei 18 anni, un’impresa che ha fatto drizzare le antenne a mezzo circuito. Nello stesso periodo vince anche lo US Open junior, chiudendo da numero 1 del ranking giovanile.

Poi arriva un passaggio simbolico: la prima finale ATP a Memphis, da giovanissimo, come a dire “non sono qui per fare esperienza”.

Per fissare bene le svolte, ecco una mini timeline:

  1. 2015: salto tra i pro, exploit nei Challenger, vetta junior.
  2. 2019: primo titolo ATP a Eastbourne, salto di qualità e fiducia.
  3. 2022: consacrazione a Indian Wells con il primo Masters 1000.
  4. 2023-2024: stabilità in alto, ingresso in top 5, poi picco a n.4.

Indian Wells 2022: il giorno in cui tutto è diventato reale

Se c’è un momento che racconta Fritz meglio di mille statistiche, è Indian Wells 2022. Battere avversari in serie è una cosa, farlo lì, con quella pressione, un’altra. In semifinale supera Andrej Rublëv, in finale trova Rafael Nadal e lo batte 6-3, 7-6, interrompendo una striscia di 20 vittorie consecutive dello spagnolo.

Quella partita ha dato un messaggio chiaro: Fritz non era solo un big server, era un giocatore completo capace di reggere il ritmo, scegliere bene, prendersi responsabilità.

2024: lo Slam che mancava e la prova di maturità

Nel 2024 arriva la conferma più “pesante”, quella che di solito separa i forti dai fortissimi: i risultati continui negli Slam. Quarti agli Australian Open e a Wimbledon, quarto turno al Roland Garros, e soprattutto la prima finale Slam agli US Open, persa contro Jannik Sinner ma conquistata con un percorso che profuma di definitivo salto di status.

In parallelo, la medaglia di bronzo in doppio alle Olimpiadi di Parigi 2024 aggiunge un dettaglio interessante: non è solo un solista, sa anche adattarsi, dialogare, leggere il punto.

Il segreto tecnico, e perché c’entra la famiglia

Qui viene la parte che incuriosisce di più: qual è il “segreto” di Fritz? Non è un colpo magico, è una combinazione di tre cose, tutte molto concrete.

  • Servizio come sistema: non è solo veloce, è ripetibile, con percentuali alte nei momenti che scottano. Il punto spesso parte già in salita per l’avversario.
  • Rovescio a due mani affidabile: è la cintura di sicurezza del suo gioco. Quando la partita si complica, lui non “scappa” dal rovescio, ci costruisce.
  • Aggressività ordinata: Fritz cerca il comando con i piedi, non solo col braccio. Colpisce forte, ma con una logica, aprire il campo, entrare, chiudere.

E la famiglia? C’entra perché chi cresce con genitori che hanno vissuto il tennis vero tende a imparare presto una lezione semplice: non vince chi tira più forte, vince chi ripete meglio le cose giuste. In altre parole, tecnica e gestione contano quanto il talento.

Cosa aspettarsi adesso

Con dieci titoli ATP già in bacheca, una finale Slam, un Masters 1000 e un ranking da élite, Fritz è entrato nella zona dove ogni stagione può diventare “quella buona”. Nel tennis moderno, fatto di dettagli e continuità, la sua forza sembra proprio questa: un gioco potente, sì, ma costruito con disciplina e una consapevolezza che difficilmente arriva per caso.

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