Perché il gatto fa le fusa quando lo accarezzi? La risposta non è quella che pensi

Ti è mai capitato di accarezzare il tuo gatto e sentirlo partire con le fusa, così regolari da sembrare un motorino in miniatura? È facile pensare che significhi solo “sono felice”, e spesso è vero. Ma la risposta non è quella che pensi, perché quel suono può essere anche un messaggio più complesso, a volte persino un piccolo SOS.

Cosa sono davvero le fusa, e perché ci confondono

Le fusa sono vibrazioni a bassa frequenza prodotte dal gatto, in genere mentre inspira ed espira. Il punto interessante è che compaiono in contesti molto diversi: sul divano durante le coccole, sì, ma anche dal veterinario, durante una convalescenza, o in momenti in cui il gatto sembra tutt’altro che rilassato.

E qui nasce l’equivoco: noi associamo quel suono a una “risata” felina, mentre per loro è più simile a un coltellino svizzero emotivo, un modo per comunicare, regolarsi, chiedere qualcosa, o perfino affrontare il dolore.

Il significato più comune: benessere e legame

Quando lo accarezzi nel modo giusto, cioè rispettando le sue zone preferite (guance, base delle orecchie, sotto il mento), attivi recettori sensoriali che inviano segnali di piacere al cervello. Il gatto, in risposta, “accende” le fusa e spesso completa la scena con:

  • occhi socchiusi
  • postura morbida, a volte pancia esposta (non sempre invito a toccarla)
  • impastare con le zampe
  • coda ferma o leggermente curva

In questo caso le fusa sono una specie di colla sociale: confermano fiducia e rafforzano il legame con te. Non è un caso che alcuni gatti facciano le fusa anche mentre mangiano o si appisolano, come a dire “qui è tutto sotto controllo”.

Un ricordo d’infanzia: comunicazione con mamma e cuccioli

C’è un dettaglio tenerissimo che cambia la prospettiva: i gattini fanno le fusa già da piccolissimi. Servono a comunicare alla madre “sono qui, sto bene, continua”. E la madre, spesso, risponde con altre fusa. È come un canale privato che funziona anche al buio nel nido.

Da adulti, quella “lingua” rimane. Ecco perché le fusa non sono solo piacere, sono anche comunicazione.

Quando le fusa diventano una richiesta (e ti fregano con dolcezza)

Alcuni gatti sanno modulare le fusa e mischiarle a un miagolio sottile, quasi simile al pianto di un neonato. Il risultato è potentissimo, perché il nostro cervello lo registra come un suono a cui “rispondere”.

In pratica, possono usare le fusa per chiedere:

  1. attenzione e coccole
  2. cibo, soprattutto a orari strategici
  3. gioco, o accesso a una stanza

Qui le fusa sono più intermittenti, un po’ più acute, e spesso accompagnate da sguardi insistenti e movimenti mirati verso ciotola o divano.

La parte che sorprende: fusa come auto-cura, stress o dolore

Ed eccoci al punto che ribalta tutto. Il gatto può fare le fusa anche quando è in difficoltà: stress, paura, malessere, persino durante il parto o in caso di dolore. In questi momenti le fusa funzionano come meccanismo di auto-consolazione, aiutando a regolare la respirazione e a calmarsi.

Si ipotizza che entrino in gioco sostanze come le endorfine, legate alla gestione del dolore e al benessere. Non è magia, è una strategia biologica: quando non puoi “scappare” da una situazione, ti regoli dall’interno.

Come capire che tipo di fusa stai ascoltando

Non serve diventare etologi, basta guardare l’insieme. Ecco una guida rapida:

Tipo di fusaSuonoCorpo e contesto
Contentezzaregolare, continuoimpasta, occhi morbidi, si lascia andare
Richiestapiù acuto, a ondateti segue, insiste, guarda ciotola o mani
Stress o doloredebole ma ostinatopostura tesa, orecchie indietro, coda nervosa, si nasconde

La risposta che ti porti a casa

Quando lo accarezzi, il tuo gatto fa le fusa spesso perché prova piacere e sicurezza, ma non dare per scontato che sia sempre “felicità pura”. Le fusa possono essere anche un modo per chiederti qualcosa o per gestire stress e dolore. La chiave è semplice e molto concreta: ascolta il suono, sì, ma soprattutto osserva il corpo e il momento. È lì che il gatto ti sta davvero parlando.

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